Salve, convivo da 6 anni con la mia compagna, da 4 anni abbiamo anche una casa con mutuo cointestato; 1 e 3 anni fa sono invece nati i nostri figli.
Da un po' di tempo, viviamo un rapporto piuttosto conflittuale, che si è ulteriormente inclinato sin dalla nascita del primo figlio. Abbiamo provato, su mia insistenza, anche percorsi di terapia di coppia, con scarsi risultati. Al termine di questi incontri è stato suggerito dalla psicologa alla mia compagna di rivolgersi presso una struttura per l'assistenza e la cura della depressione post-partum, che sembra aver colpito la mia compagna anche se non c'è stato modo di approfondire perché la frequentazione della medesima è durata troppo poco (due sedute); cito questa cosa perché la nostra relazione è stata rovinata dai frequenti scatti d'ira della mia compagna che spesso hanno coinvolto anche i figli, verso cui ha mantenuto sempre un atteggiamento ambiguo (da una parte li ha desiderati, dall'altra li respinge).
Inoltre la cura della casa è stata piuttosto carente, anche perché nel frattempo la mia compagna ha manifestato chiari sintomi di accumulo compulsivo, riempiendo la casa di buste e pacchetti tanto da non poter neppure muoversi.
La situazione era tanto più difficile in quanto tra queste buste si poteva trovare ogni cosa, compresi medicinali, e nonostante i ripetuti tentativi di mettere ordine mi sono sempre scontrato con nuovi accumuli. Un mese fa ho preso la situazione in mano e ho ripulito tutta la casa, facendo anche intervenire una donna delle pulizie che ora viene due volte alla settimana, ma tutto questo ha acuito il nostro conflitto e insomma ci ha portato a un punto di rottura definitivo.
Vorrei separarmi e mantenere la custodia dei figli, in virtù del fatto che lei ha più volte manifestato disinteresse, che mantiene costantemente un clima di tensione in casa (il figlio più grande, 3 anni, le ha detto più volte che non la vuole e non vuole stare con lei...) e che più di una volta mi ha dato sensazione e conferma di instabilità (urla coi figli per ogni motivo, li lascia scorrazzare in casa mentre lei gioca sul tablet, cosa che fa il 90% del tempo, se non le dico io che i bambini devono mangiare mentre io sono fuori a lavoro rischio che non mangino, e tanto, troppo altro); cosa posso fare?
Il fatto che io sia un consumatore occasionale di cannabis può influire in qualche modo, ovvero può essere eventualmente usato come arma?
Va comunque valutato l'affidamento condiviso e la mediazione?
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Buonasera,
La situazione è sicuramente molto delicata, a mio avviso, sulla base di quanto da lei descritto, esistono tutti i presupposti per poter ottenere laffidamento esclusivo dei bambini.
Mi occupo di questioni di diritto di famiglia, pertanto qualora desiderasse contattarmi sono a disposizione.
Cordiali saluti
Avv Michela parzani
Egregio Sig. Taino, vi sono le condizioni ,in quello che descrive,per escludere la mamma dall'affido ma bisogna considerare che potrebbe essere negato anche a Lei:e' una situazione molto delicata e mi associo al consiglio di consultare un avvocato esperto ed equilibrato.CordialmenteAvv.AlfredoGuarinoNapoli
Buongiorno, le consiglio di recarsi presso uno studio che si occupa di diritto di famiglia al fine di valutare innanzitutto la possibilità di un accordo con la sua compagnia per l'affidamento dei minori.
Resto a Sua disposizione per ogni ulteriore chiarimento.
Distinti saluti.
Avv. Alessia Scintu - Cagliari
Buongiorno
Va valutata tuttavia situazione attentamente io consiglio di trovare un accordo vista la situazione .reso a sua disposizione per ogni chiarimento. AVV. Giovanna oriani
Preg.mo Sig. Tamino,
Le consiglio di rivolgersi ad un avvocato esperto in diritto di famiglia della Sua zona al fine di valutare al meglio come procedere.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.
Cordiali saluti.
avv. Laura Fagotto (Pordenone)
Buonasera sig. Tamino,
Considerate le problematiche della mamma, in mancanza di un accordo, potrebbe chiedere l'affidamento esclusivo dei bambini.
Saluti cordiali
Avv Sandra Macis
Cagliari
Buonasera Sig. Tamino,
premesso che i bambini posso essere sentiti in giudizio solo a partire dal loro dodicesimo anno di età, qualora non riusciate ad addivenire ad un accordo sull'affidamento dei minori è probabile che, visti i problemi di depressione post partum della mamma e l'assunzione seppur occasionale di cannabis del padre, possa esserci l'intervento dei servizi sociali qualora si palesi un forte disagio nel gestire i bambini da parte di entrambi i genitori.
In ogni caso, vista la situazione, è bene consultarsi a fondo con un legale per decidere come è meglio muoversi.
Restando a disposizione saluto cordialmente.
Avv. St. Enrica Cerrato (Asti)
Va valutato tutto io consiglio di trovare un accordo e far regolare le condizioni dal tribunale prima che ci sia una presa in carico del servizio sociale.
Saluti
Avv.Ghiloni